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venerdì 2 novembre 2018

Fregio Gran loggia di rito simbolico italiano





Il Rito simbolico italiano, o Serenissima gran loggia di rito simbolico italiano, è un ordine iniziatico della massoneria italiana, a cui possono aderire i maestri muratori appartenenti al Grande Oriente d'Italia.
La nascita del Rito (Iº gennaio 1862) va fatta risalire alla volontà della Loggia Ausonia di Torino di costituire una massoneria nazionale unitaria e indipendente dalle influenze straniere che avevano caratterizzato il XVIII e la prima metà del XIX secolo, al fine di supportare il progetto di unità nazionale proprio del Risorgimento. Oltre alle finalità politiche, caratteristiche e prevalenti nella massoneria italiana almeno fino al compimento dell'unità d'Italia (20 settembre 1870), il progetto del Rito mirava anche ad un ritorno alle origini spirituali e iniziatiche della massoneria incardinate nelle cosiddette Costituzioni di Anderson. Pertanto, veniva riconosciuto un valore unicamente ai primi tre gradi tradizionali della massoneria.
Negli anni tra il 1874 e il 1922, il Rito simbolico fu parte attiva e contribuì in più occasioni alla difesa dei principi di unità e fratellanza in Italia, negli anni non facili del consolidamento della massoneria, resa strutturalmente fragile dal fatto che il Grande Oriente d'Italia esercitava solo nominalmente il controllo delle logge azzurre, ovvero quelle operanti nei primi tre gradi, che costituivano la vera e propria base dell'istituzione. Per tali benemerenze, si iniziò a parlare del Rito quale sentinella dell'Ordine. Tale percorso inizia idealmente nel 1874, con la volontaria fusione delle proprie Logge nel Grande Oriente d'Italia, passa per la costituzione della propria Serenissima Gran Loggia nel 1879, e culmina con la rinuncia alla giurisdizione sulle Logge nel 1922, permettendo così la realizzazione del progetto unitario per la massoneria italiana.
Dopo la messa al bando della massoneria da parte di Mussolini nel 1925, il Rito simbolico non procedette, a differenza del Grande Oriente d'Italia e dei Riti ad esso afferenti, a dichiarare il proprio scioglimento per mettere al sicuro i membri dalla repressione del regime. Tuttavia, sarà solo con il dopoguerra che le attività potranno riprendere regolarmente, soprattutto dopo che le Costituzioni del Grande Oriente d'Italia del 1949 sancirono definitivamente la separazione delle prerogative tra riti e ordine (il G.O.I.).
Da allora, il Rito ha continuato la propria opera di difesa di un modello ideale di massoneria senza svolgere attività di proselitismo tra i membri del Grande Oriente d'Italia. Oggi i membri sono circa 500, suddivisi in circa 20 Collegi di Maestri Architetti; dal che si può constatare la caratteristica di élite del Rito, considerando che il numero di massoni aderenti al Grande Oriente d'Italia supera le 20000 unità (2009).
Dal punto di vista iniziatico, il Rito simbolico ha fatto propri i cinque punti della Fratellanza proclamati a Torino nel 1862, vero e proprio manifesto delle finalità spirituali e sociali della massoneria. Con la volontà di trovare una propria caratterizzazione culturale che valorizzasse la propria caratteristica di italianità, ed al tempo stesso lo potesse differenziare dai filoni cristiano-cavallereschi o siriaco-egizi di altre istituzioni rituali, il Rito simbolico ha posto alla base della propria identità il recupero e lo studio della tradizione della Scuola di Pitagora.

lunedì 29 ottobre 2018

Food Fighters


I Food Fighters erano una raccolta di action figure messa in commercio dalla Mattel tra il 1988 e il 1989. Si trattava di giocattoli di plastica morbida e cava, con l'aspetto di cibi antropomorfi vestiti come dei militari. Si dividevano in due squadre, ciascuna composta da cinque personaggi: i Kitchen Commandos, i buoni, e i Refrigerator Rejects, i cattivi. La collezione comprendeva alcuni gadget, come i mezzi di trasporto, armi e zaini staccabili. Le tagline degli imballaggi recitavano: "Combat At Its Kookiest!"
I Food Fighter venivano comunemente venduti in piccole catene di discount. La collezione non ebbe molto successo in quel periodo, ma successivamente riscossero un certo interesse per i collezionisti di giocattoli d'epoca.
I Kitchen Commandos si distinguevano per le uniformi verdi, gli stivali neri e portavano delle armi rosse. I pezzi comprendevano:
  • Burgerdier General, un cheeseburger, il leader del gruppo
  • Major Munch, una ciambella (disponibile in versione cioccolato o alla ciliegia)
  • Lieutenant Legg, una coscia di pollo fritto
  • Sergeant Scoop, un cono gelato (disponibile in versione cioccolato o sorbetto)
  • Private Pizza, una fetta di pizza ai funghi e würstel
  • Il Combat Carton, un cartone per le uova con le ruote con in cima una bottiglia di ketchup usata come cannone
  • Il Fry Chopper, una padella che fungeva da elicottero, con spatole come eliche
  • Il Refrigerator playset, la base del gruppo a forma di frigorifero (progettato, ma mai realizzato)
I Refrigerator Rejects si distinguevano per le uniformi nere, gli stivali marroni e portavano delle armi blu. I pezzi comprendevano:
  • Mean Weener, un hot dog, il leader del gruppo
  • Chip the Ripper, un biscotto con scaglie di cioccolato (disponibile anche in versione cioccolatosa)
  • Short Stack, una pila di pancakes (disponibile in versione sciroppo d'acero o succo di mirtillo)
  • Taco Terror, un taco
  • Fat Frenchy, un cartone con patatine fritte
  • Il BBQ Bomber, una catapulta cingolata, composta da una griglia e una spatola

sabato 20 ottobre 2018

Cartolina Refugium Peccatorum 1915 Verificata Per Censura



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Da sempre, in modo più o meno palese, nel passato i governanti fecero uso della censura epistolare, anzi forse sarebbe opportuno definirla spionaggio perchè cercarono di controllare, e forse contrastare, le azioni progettate a danno del potere, ma senza lasciare traccia sulle corrispondenze "visitate" che le convenzioni U.P.U. vietavano in assenza di conflitti militari (per esempio durante il periodo fascista era in funzione una censura mascherata applicata dal famigerato "Servizio Statistica Militare").
La censura sistematica, ufficiale, che in deroga alle normative postali di pace (regolamentata dall' U.P.U. in situazioni di guerra) sull'inviolabilità degli scritti cancellava nomi o notizie oppure tratteneva gli scritti che "non potevano" andare a destino, è un prodotto che nel secolo ventesimo è stato applicato nei due conflitti mondiali , sia durante la Prima Guerra Mondiale sia durante la Seconda Guerra Mondiale. ed anche nelle altre guerre (Spagna, Albania ecc).
Le comunicazioni sottoposte a censura non concernevano solo gli oggetti postali ma ovviamente TUTTI i possibili canali che potevano trasmettere notizie, compreso pacchi, vaglia, telegrammi, telefoni, radio ecc.. Per esempio i telegrammi sia civili che militari erano controllati sia alla partenza che all'arrivo; nel primo caso all'interno della trasmissione era inserito nelle indicazioni d'ufficio la parola VISTATO oppure alla stazione telegrafica d'arrivo sul modulo già compilato e prima della chiusura e la sigillatura era applicato il bollo personale del censore che firmava il modulo.
Nelle due guerre mondiali l'operato della censura fu sostanzialmente simile, con sfumature diverse: nella prima lo sforzo censorio era rivolto soprattutto ad evitare diserzioni e disfattismo, o casi di resa al nemico dei combattenti (fatta nella speranza che la prigionia fosse meglio del fronte dove si rischiava la pelle), nella seconda si ebbe anche un accentuato carattere di guerra psicologica, volta a condizionare l'operato della popolazione civile, anche se si trovano documenti del "15 - "18 con richiami ai parenti da parte dei militari a moderare le espressioni per "non passare guai"
Prima Guerra Mondiale
La necessità di salvaguardare la sicurezza nazionale ed evitare che notizie trasmesse dai militari e dai civili potessero essere divulgate anche inconsapevolmente e danneggiare la collettività fece si che il 23 Maggio 1915, il giorno prima dell'entrata in guerra contro l'Austria-Ungheria, con Regio Decreto venne istituita la censura postale da attuarsi con opportune commissioni militari e civili su tutta la posta inviata sia dai militari che dalla popolazione civile. Erano escluse le corrispondenze diplomatiche e quelle di servizio degli uffici statali o militari. Il sistema censorio dipendeva dal Servizio Informazioni del Comando Supremo Militare.
Le tracce postali della censura sono infatti numerose sulle corrispondenze del periodo bellico del primo conflitto mondiale. La normativa censoria prescriveva alcuni divieti, era vietato inviare cartoline illustrate con paesaggi o panorami di città, vietato includere francobolli e marche con valori monetari di qualsiasi genere, era vietato usare sistemi criptati di comunicazione, usare la stenografia ecc.. Le buste da censurare erano aperte, veniva bollato con numero del censore il foglio della corrispondenza, ispezionata la busta per accertare eventuali scritti interni (specie sulle alette gommate di sigillatura e sotto il francobollo), quindi venivano richiuse con fascette di censura (nastro gommato prestampato con "VERIFICATO PER CENSURA" o simili) e a cavallo di questa fascetta impresso un timbro personale in gomma del censore e quello della zona postale di appartenenza. Eventuali frasi non concesse di lieve entità erano cancellate con inchiostro di china; se gli invii rientravano in normative non concesse erano restituiti al mittente, se invece le frasi erano considerate gravi, la corrispondenza era trattenuta dalla censura che segnalava il fatto all'autorità militare per i provvedimenti che potevano essere anche molto pesanti per i civili e pesantissime per i militari.
La censura era organizzata in posta estera, posta interna e posta militare.
Per la posta estera si organizzarono vari centri di censura localizzati in: Bologna, Genova, Milano ,Campione e Ponte Chiasso. Il compito era suddiviso secondo i flussi di corrispondenza, a Milano era affidato il flusso passante dalla Svizzera, a Genova le corrispondenze dalle Americhe , Campione e Ponte Chiasso alla corrispondenza locale, Bologna infine (istituito già dal 23 Maggio 1915) si occupava della censure di tutti gli altri Paesi. Solo le missive per, o provenienti dall'estero, erano totalmente censurate.
La posta ordinaria per l'estero era ispezionata da un solo funzionario che lasciava traccia del suo operato per avvisare gli altri possibili censori che la busta era stata aperta e controllata. La posta raccomandata e quella assicurata era ispezionata alla presenza di un ufficiale postale che controllava che il contenuto fosse secondo le norme (per esempio era vietato introdurre francobolli, sia d'uso postale che filatelico, ed anche, se nella lettera erano comunicati prezzi dei manufatti, il prezzo doveva essere espresso in valuta del paese destinatario). La posta proveniente dai militari, indirizzata all'estero (ordinaria, assicurata e raccomandata) non era bollata dai reparti di partenza ma dagli uffici di censura militare per non lasciare traccia sulle lettere del bollo dei vari uffici di posta militare di origine (che erano numerati).
La posta interna aveva un controllo differenziato: La Spezia, Venezia, Brindisi e Messina-Reggio come Piazze Militari avevano un controllo più stretto rispetto ad altre province del Nord. All'inizio del conflitto tutta la fascia confinante con la zona di guerra del Veneto più Como, Sondrio, Lecco, Milano, Novara, ecc. ebbero una censura militare particolarmente accurata, in seguito tutto il Nord venne controllato dagli uffici di Posta Interna Civile ospitati dalle prefetture.
La posta militare (per militari mobilitati) era censurata con modalità diverse se si trattava di cartoline in franchigia o lettere affrancate, le prime erano censurate in origine dai Comandi di truppa che applicavano il bollo del reparto ed il timbro VERIFICATO PER CENSURA (se non confacenti alle norme ne era impedito l'invio per evitare guai a tutti). Le lettere erano avviate al concentramento di Treviso per la censura ritardando a volte l'inoltro perchè ogni addetto aveva una capacità censoria massima di 200-250 lettere al giorno, nell'impossibilità quindi del controllo totale della posta che assommava mediamente fra arrivi e partenze tra i 3 e i 4 MILIONI di pezzi al giorno!.
A volte in conseguenza di fatti bellici, come è documentato per esempio durante la fase negativa di Caporetto, si ebbero dei ritardi con forte accumulo di corrispondenza da censurare, in questi frangenti si preferì distruggerla piuttosto che tralasciare la censura.
Dai tempi della sua costituzione e dalla data di inizio dell'attività si può dedurre che l'ufficio di concentramento posta militare di Bologna, nei piani doveva sopperire alla bisogna di tutta la corrispondenza, ma successivamente ci si convinse della necessità di potenziare il servizio iniziale perchè il flusso si rivelò superiore alle previsioni e causa di forti ritardi, con lamentele espresse dagli utenti ed anche dalla stampa nazionale.
La posta militare comprendeva anche la posta dei prigionieri di guerra che era censurata prima sul suolo nemico, poi le cartoline (in partenza solo queste erano concesse!) erano prese in carico dalla Croce Rossa Internazionale attraverso alcuni punti di frontiera con la Svizzera e fatti pervenire all'ufficio censura prigionieri di guerra presso il Ministero delle Poste per una successiva censura italiana ( la Croce Rossa Italiana, nella prima guerra mondiale, era stata militarizzata e praticava la censura dei prigionieri di guerra); dopo questa seconda censura era immessa nel circuito civile per la distribuzione.